Riabilitazione dopo intervento alla spalla
Dopo una riparazione della cuffia dei rotatori il tendine riparato ha bisogno di tempo per guarire sull’osso, e questo vincolo biologico condiziona le prime settimane. Nella fase iniziale si rispettano il tutore e i limiti indicati dal chirurgo, si lavora su gomito, polso e mano, sul controllo del dolore e, quando previsto, su una mobilità assistita entro range concordati. Il movimento attivo e poi il rinforzo progressivo arrivano dopo, in tempi che dipendono dalle dimensioni della lesione e dalla qualità del tessuto.
Il principio vale anche per altri interventi di spalla: dopo una stabilizzazione per instabilità si proteggono le strutture riparate prima di riportare il braccio nelle posizioni che avevano provocato l’episodio; dopo una protesi la progressione tiene conto del tipo di impianto e dello stato del deltoide e della cuffia residua. In tutti i casi il passaggio da una fase all’altra non è automatico: si verifica che il movimento sia di buona qualità e non compensato prima di aggiungere carico.
Pagine dedicate: intervento di Latarjet, remplissage, protesi anatomica, protesi inversa, frattura di omero.
Dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore
La riabilitazione dopo ricostruzione del crociato anteriore è uno degli esempi più chiari di percorso che non può essere guidato solo dal calendario. I mesi trascorsi dall’intervento sono una cornice, non un criterio: nelle fasi precoci si guarda al recupero dell’estensione completa, alla riduzione del versamento articolare, al controllo attivo del quadricipite e alla qualità del cammino.
Nelle fasi successive il riferimento diventa la forza misurata e confrontata con l’arto controlaterale, la capacità di gestire salti, atterraggi e cambi di direzione, e infine una batteria di test funzionali. Il ritorno agli sport di pivot è una decisione condivisa fra persona, chirurgo e fisioterapista, e nella letteratura più recente viene collocato non prima di diversi mesi e comunque dopo il superamento di criteri oggettivi, perché un rientro deciso solo sulla data è associato a un rischio maggiore di nuovo infortunio.
Pagine dedicate: ricostruzione del crociato anteriore, ricostruzione del crociato posteriore.
Dopo protesi di ginocchio
Dopo una protesi di ginocchio gli obiettivi delle prime settimane sono concreti: recuperare l’estensione, riguadagnare progressivamente la flessione, camminare in sicurezza riducendo gli ausili quando è indicato, gestire gonfiore e dolore e riattivare il quadricipite, che dopo l’intervento risulta tipicamente inibito.
Dalla fase intermedia in poi il lavoro si sposta sull’esercizio terapeutico progressivo: forza degli estensori e dei glutei, controllo del passo, salita e discesa delle scale, equilibrio e resistenza. Le indicazioni più aggiornate sulla gestione fisioterapica dopo protesi di ginocchio convergono su un punto: l’esercizio strutturato e progressivo è l’intervento con il supporto più solido, mentre le terapie passive hanno al massimo un ruolo accessorio nella gestione dei sintomi.
Pagine dedicate: protesi di ginocchio, frattura di rotula.
Dopo chirurgia di anca o colonna
Dopo una protesi d’anca il programma tiene conto della via d’accesso chirurgica e delle eventuali precauzioni indicate, e si concentra su cammino, forza degli abduttori e degli estensori d’anca, autonomia negli spostamenti e ripresa graduale delle attività quotidiane. Anche qui la progressione è guidata dalla qualità del movimento più che dal numero di settimane.
Dopo chirurgia della colonna — per esempio una discectomia o un’artrodesi — il percorso parte dall’educazione al movimento e dalla ripresa del cammino, per poi reintrodurre in modo dosato il carico e la tolleranza alle posizioni che nella vita reale servono davvero. Le restrizioni post-operatorie variano molto da chirurgo a chirurgo e da procedura a procedura: le indicazioni ricevute in dimissione hanno sempre la precedenza su qualunque schema generale.
Pagine dedicate: protesi d’anca, decompressione lombare, artrodesi lombare, vertebroplastica.
Come viene decisa la progressione
La domanda che mi viene fatta più spesso è “quando posso passare alla fase successiva”. La risposta non è una data. La progressione si decide osservando alcuni indicatori: come rispondono dolore e gonfiore all’esercizio del giorno prima, quanto movimento è disponibile e con quale qualità, quanta forza è stata recuperata, se il gesto viene eseguito senza compensi e se la funzione richiesta dalla vita quotidiana o dallo sport è stata riconquistata.
I tempi biologici di guarigione restano il vincolo di sicurezza da rispettare, soprattutto nelle riparazioni tendinee e nelle ricostruzioni legamentose. Dentro quel vincolo, però, sono i criteri clinici a stabilire il ritmo. Non prometto un numero di sedute prestabilito: ci sono percorsi che richiedono un accompagnamento fitto e altri in cui la parte più importante è il lavoro autonomo, con controlli periodici per aggiornare il programma.
Le pagine dedicate ai singoli interventi
Le sezioni qui sopra descrivono la logica comune a tutti i percorsi. Ogni intervento ha però vincoli propri: che cosa è stato riparato, che cosa va protetto e per quanto, quali movimenti vengono rimandati e quali si possono fare subito. Per questo ho scritto una pagina per ciascuno dei quadri che vedo più spesso.
Se hai già una data o sei stato operato di recente, partire dalla pagina del tuo intervento è il modo più rapido per capire che cosa aspettarti nelle prime settimane e quali domande vale la pena portare al controllo con il chirurgo.