Perché il Latarjet si riabilita in modo diverso
Dopo una riparazione capsulo-labrale il vincolo è la guarigione di un tessuto molle sull’osso. Dopo un Latarjet il vincolo è osseo: il blocco trasferito deve consolidare, e finché non lo ha fatto le sollecitazioni che tendono a spingerlo in avanti vanno ridotte. È il motivo per cui la posizione di braccio abdotto e ruotato esternamente — quella in cui la spalla si lussava — resta fuori dal programma finché non arriva il via libera.
C’è però anche il rovescio della medaglia, ed è una buona notizia: la stabilità che il Latarjet fornisce è meccanica e immediata. Non stiamo aspettando che un tessuto “tenga”: stiamo aspettando che un osso attecchisca. Dentro quel limite si può lavorare molto, e da subito.
Le prime settimane: tutore, gomito e mano
Il tutore si porta per il tempo che indica il chirurgo, e in quel periodo la spalla non resta comunque ferma del tutto: gomito, polso e mano si muovono ogni giorno, si controlla il dolore, si lavora sulla postura del cingolo e, quando previsto, su una mobilità assistita entro i limiti concordati. Tenere l’arto completamente immobile per settimane costa rigidità che poi va recuperata.
In questa fase chiedo sempre di segnalarmi due cose: formicolii o una zona insensibile sulla faccia esterna dell’avambraccio, e una difficoltà nuova a piegare il gomito. Sono disturbi che possono comparire dopo questo intervento, nella maggior parte dei casi si risolvono da soli, ma vanno riferiti al chirurgo invece che aspettati in silenzio.
Come torna il movimento, e perché la rotazione esterna va per ultima
L’elevazione del braccio è di solito la prima a riprendersi: si passa dal movimento assistito a quello attivo man mano che il dolore lo consente e che il gesto resta pulito, senza che la spalla si alzi verso l’orecchio per compensare. La rotazione interna e i movimenti dietro la schiena seguono a ruota.
La rotazione esterna è un capitolo a parte. Si guadagna per gradi, senza forzature, e la combinazione braccio in alto più rotazione esterna arriva per ultima. Una certa perdita di rotazione esterna rispetto all’altro lato è un esito frequente e nella vita quotidiana quasi sempre irrilevante; cercare di recuperarla a ogni costo nelle prime settimane è invece un modo per irritare la spalla senza vantaggi.
La forza: dalle isometrie al gesto completo
Si comincia con contrazioni isometriche a bassa intensità, con il braccio vicino al corpo, e con il lavoro sulla scapola, che dopo settimane di tutore quasi sempre ha perso controllo e resistenza. Poi si passa a esercizi con elastico e manubri leggeri, sempre in posizioni protette, e solo dopo si sale con il braccio verso l’alto.
Il sottoscapolare merita attenzione: durante l’intervento viene attraversato, e la sua forza in rotazione interna va ricostruita in modo graduale. Nella stessa fase entra il resto della catena — anca, tronco, controllo del passo — perché una spalla che deve reggere un contrasto o una caduta non lavora mai da sola.
Il ritorno allo sport di contatto: i criteri, non la data
Prima di riportare la spalla in situazioni di contatto verifico alcune cose: che il movimento sia disponibile e di buona qualità nei gesti che servono, che la forza in rotazione interna, esterna e abduzione sia confrontabile con quella dell’altro lato, che il controllo tenga anche quando il braccio finisce in posizioni scomode e in affaticamento, e che il gesto sportivo specifico sia stato riprodotto in allenamento senza reazioni.
Sul consolidamento del blocco osseo decide il chirurgo, spesso con un controllo per immagini. Il ritorno ai contatti pieni è l’ultimo passaggio e viene concordato fra la persona, il chirurgo e me: una data sul calendario, da sola, non dice nulla su come la spalla reagirà al primo placcaggio.
Che cosa dico sempre prima di iniziare
La stabilità meccanica non porta automaticamente la fiducia. È normale, dopo mesi in cui la spalla “usciva”, muoversi con prudenza anche quando il braccio è pronto: la parte di percorso che riguarda il tornare a fidarsi del proprio arto è reale e la considero parte del lavoro, non un dettaglio caratteriale.
L’altra cosa che dico è che questo intervento ha esiti generalmente buoni sulla stabilità, ma non restituisce sempre una spalla identica a prima: una rotazione esterna leggermente ridotta, una zona meno sensibile attorno alla cicatrice o un fastidio in certe posizioni possono restare. Saperlo prima cambia il modo in cui si vive il percorso.
Il Latarjet è uno degli interventi raccolti nella sezione sulla riabilitazione post-operatoria, dove spiego con quali criteri decido le progressioni. Quello che leggi qui è un quadro generale: le indicazioni del chirurgo che ti ha operato vengono prima.