1 · Si parla
Da quanto dura, che cosa lo peggiora, che cosa lo allevia, che cosa è successo prima. La storia è metà della valutazione: eventuali referti si guardano qui.
Studio in Via Alfredo Serranti 53. Valutazione osteopatica globale e trattamento manuale, con il vantaggio di avere fisioterapia e osteopatia sotto lo stesso tetto.
Capita spesso di sentirsi dire che il problema “non è di mia competenza” e di dover ricominciare da capo con un altro professionista, ripetendo la stessa storia clinica e ripartendo da zero.
Nello studio di Balduina questo passaggio non serve. Il Dott. Ayrton Ferioli è sia fisioterapista sia osteopata: la valutazione è una sola e, alla fine, la scelta è su quale strumento usare per il tuo caso, non su chi ti debba prendere in carico.
In pratica significa che una spalla dolorosa può essere trattata con la mano dell'osteopata sulle tensioni che la stanno sovraccaricando e, nella stessa seduta o in quella successiva, con l'esercizio terapeutico del fisioterapista che la rende di nuovo stabile. Due sguardi sullo stesso problema, senza doppioni e senza tempi morti.
Poche parole chiare, senza promesse gonfiate.
L'osteopatia è una disciplina manuale che parte da un'idea semplice: il punto che fa male non è sempre il punto da cui nasce il problema. Una caviglia distorta male tre anni fa può aver cambiato il modo in cui appoggi il piede, e quel cambiamento può presentare il conto sulla schiena. L'osteopata cerca proprio questi collegamenti.
Il lavoro si fa con le mani: mobilizzazioni articolari, tecniche sui tessuti molli, lavoro sul diaframma e sulla respirazione, tecniche dolci per le zone più irritabili. Nessuno strumento, nessun macchinario.
È altrettanto importante dire che cosa non è. L'osteopatia non sostituisce la diagnosi medica, non cura malattie d'organo e non è un'alternativa alle terapie prescritte dal tuo medico. Se durante la valutazione emergono segnali che richiedono un accertamento clinico, la cosa corretta è dirtelo e indirizzarti — e in questo studio si fa così.
Il campo in cui l'approccio osteopatico dà i risultati più solidi è quello muscolo-scheletrico: colonna, bacino, arti, e le tensioni che li collegano fra loro. È lì che si concentra il lavoro.
Se ti riconosci in una di queste, scrivimi: al massimo ti dico che non è il caso.






Non sono in concorrenza: rispondono a due domande diverse.
La fisioterapia risponde a “come recupero questa funzione?”. C'è un obiettivo misurabile — rialzare il braccio sopra la testa, tornare a correre, riprendere dopo un intervento — e un percorso fatto di terapia manuale ed esercizio progressivo per arrivarci.
L'osteopatia risponde a “perché questo problema continua a tornare?”. Si allarga lo sguardo, si cercano le zone che stanno lavorando al posto di altre e si prova a sciogliere quel meccanismo.
Nella pratica, un dolore acuto e recente dopo un trauma o un intervento è quasi sempre terreno da fisioterapia. Un fastidio che dura da mesi, che cambia sede, che nessun esame spiega del tutto, è il caso in cui la lettura osteopatica aggiunge qualcosa.
Nella maggior parte dei casi reali, però, la risposta giusta è entrambe. Ed è esattamente il motivo per cui vale la pena rivolgersi a chi le pratica tutte e due: la decisione la si prende dopo la valutazione, non prima di prenotare.
Da quanto dura, che cosa lo peggiora, che cosa lo allevia, che cosa è successo prima. La storia è metà della valutazione: eventuali referti si guardano qui.
Come stai in piedi, come ti muovi, quali articolazioni non seguono. Test manuali mirati per capire dove il movimento si perde e dove viene compensato.
Tecniche manuali scelte sul tuo caso e sulla tua tolleranza. Nulla viene fatto a sorpresa: si spiega prima che cosa si sta per fare.
Due o tre indicazioni pratiche — un esercizio, una postura da correggere, un carico da gestire diversamente. Il risultato si costruisce anche fuori dallo studio.
Una seduta dura in media 45-60 minuti. Meglio presentarsi con abbigliamento comodo.
L'osteopatia si porta dietro parecchia aura. Qui trovi che cosa si fa concretamente con le mani, perché, e che sensazione dà.
È la manovra più conosciuta: un impulso rapido e di ampiezza minima su un'articolazione portata al limite del suo movimento fisiologico. Dura una frazione di secondo.
Il rumore che si sente non sono le ossa che si rimettono a posto: è una bolla di gas che si forma nel liquido articolare quando la pressione cambia di colpo. Nessuna vertebra “esce” e nessuna viene “rimessa dentro”. L'effetto utile è un rilassamento riflesso dei muscoli intorno e un guadagno immediato di mobilità: il clic è solo il rumore che lo accompagna, e una manovra senza rumore può funzionare esattamente allo stesso modo.
Qui il lavoro lo fai anche tu. Ti porto al limite del movimento disponibile e ti chiedo di spingere leggermente contro la mia mano per qualche secondo. Poi rilasci, e il muscolo lascia andare un po' di terreno in più: si ripete tre o quattro volte, guadagnando ogni giro.
È una delle tecniche più sicure che esistano, perché sei tu a dosare la forza. Per questo è la prima scelta su persone anziane, su chi è molto dolorante e su chi la manipolazione proprio non la vuole.
Pressioni lente e sostenute sulle fasce, i tessuti che avvolgono i muscoli e li collegano fra loro. Si tiene la presa a lungo, anche un minuto: la fascia non risponde alla forza, risponde al tempo.
In questa famiglia rientra il lavoro sul diaframma, che vale la pena spiegare: il diaframma non è solo il muscolo del respiro, si attacca alle prime vertebre lombari. Quando lavora male, quella zona paga il conto — ed è uno dei motivi per cui una lombalgia può migliorare lavorando su come respiri, che a prima vista sembra non c'entrare nulla.
Il principio è controintuitivo: invece di spingere il tessuto verso la direzione bloccata, lo si accompagna dove sta comodo, si tiene la posizione e si aspetta che si sciolga da solo.
Sono le tecniche che uso quando la zona è troppo irritabile perché qualsiasi cosa diretta la peggiori: un colpo di frusta recente, una spalla in fase acuta, un paziente molto sensibile al dolore. Dall'esterno sembra che non stia succedendo niente. Sta succedendo.
Compresa la parte che di solito non viene raccontata.
Il guadagno di mobilità si sente spesso già alzandosi dal lettino. Molti riferiscono anche una sensazione di stanchezza o di leggerezza inattesa nelle ore successive: è comune e passa da sé.
Simile a quello del giorno dopo un allenamento. Capita in una parte dei casi, dura al massimo un paio di giorni ed è una reazione normale del tessuto, non un peggioramento. Bere, muoversi normalmente ed evitare sforzi grossi nelle prime 24 ore aiuta.
Di norma passano una o due settimane. Non è per diluire gli appuntamenti: il corpo ha bisogno di tempo per riorganizzarsi intorno al cambiamento. Trattare troppo spesso la stessa zona, di solito, non accelera nulla.
È qui che si tirano le somme. Se il dolore è calato e ci mette più tempo a tornare, la strada è giusta e si prosegue diradando. Se non è cambiato niente, si cambia: altro approccio, oppure ti indirizzo da chi può aiutarti meglio. Andare avanti a oltranza quando non funziona non è onesto.
Chi ha un lavoro sedentario o uno sport impegnativo spesso si trova bene con una seduta di controllo ogni due o tre mesi. È una scelta, non una necessità: non esistono percorsi “a vita” da sottoscrivere.
Non cura malattie d'organo, non sostituisce farmaci prescritti dal medico, non risolve un'ernia discale facendola rientrare e non “raddrizza” una scoliosi strutturata. Lavora sul dolore e sulla funzione muscolo-scheletrica, e su quelli può fare parecchio. Se durante la valutazione emerge qualcosa che richiede un accertamento medico, te lo dico e ti indirizzo: è parte del lavoro.
È una novità recente e vale la pena conoscerla, perché per anni l'osteopatia in Italia si è mossa in un vuoto normativo.
La Legge 3/2018 ha istituito la professione di osteopata fra quelle sanitarie. Il DPR 131/2021 ne ha definito l'ambito di attività e le funzioni. Il decreto interministeriale 1563/2023 ha individuato il percorso formativo universitario. Infine il DPCM del 25 marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 maggio 2026, ha chiuso il cerchio disciplinando l'equipollenza dei titoli conseguiti in passato e l'iscrizione agli elenchi speciali presso gli Ordini TSRM-PSTRP.
Che cosa cambia per te che cerchi un osteopata a Roma: che oggi esiste un riferimento chiaro su chi può esercitare e con quale formazione. Vale la pena chiederlo — a chiunque tu decida di rivolgerti.
L'indirizzo è Via Alfredo Serranti 53, 00136 Roma, in piena Balduina. Chi arriva dalla Trionfale, da Monte Mario o dalla Camilluccia ci mette pochi minuti; dalla stazione Roma Balduina si arriva a piedi.
Gli appuntamenti sono a orario fisso e distanziati: non si trova sala d'attesa affollata e non si sovrappongono due pazienti. Il tempo della seduta è interamente tuo.
Se non sei sicuro che il tuo problema sia da osteopata, scrivimi e descrivilo in due righe. Ti rispondo io: se la strada giusta è un'altra, te lo dico.
Recensioni reali lasciate su Google.
Studio in Via Alfredo Serranti 53, 00136 Roma. Scrivimi su WhatsApp descrivendo il problema: ti rispondo personalmente.