Perché questo percorso va “al contrario”
Nella riabilitazione del crociato anteriore si evitano nelle prime fasi gli esercizi che spingono la tibia in avanti. Qui si evita l’esatto contrario, e con un’aggravante: la traslazione posteriore non serve un esercizio per prodursi, basta stare seduti con il ginocchio piegato e lasciare che la gamba penda.
Da qui derivano scelte che a chi ha già affrontato un crociato anteriore sembrano strane: il tutore che mantiene il ginocchio esteso, il cuscino sotto la parte alta della gamba, la flessione recuperata in posizione prona invece che seduta. Non sono manie: sono modi di togliere alla gravità la possibilità di lavorare contro l’innesto.
Tutore, carico e primi movimenti
Nelle prime settimane il ginocchio viene mantenuto in estensione con un tutore, spesso dotato di un supporto che sostiene la tibia da dietro, e il carico viene concesso secondo le indicazioni del chirurgo. Il tutore si tiene anche di notte nel periodo iniziale, perché il ginocchio piegato nel sonno è una posizione sfavorevole.
La mobilizzazione comincia presto ma in modo controllato: si recupera l’estensione completa, che è prioritaria come in tutte le chirurgie del ginocchio, e si guadagna flessione per gradi, in posizioni in cui la tibia sia sostenuta o non subisca la spinta all’indietro.
Perché per un po’ non ti faccio lavorare i flessori
I muscoli posteriori della coscia tirano la tibia all’indietro: è esattamente la direzione da cui l’innesto deve essere protetto. Per questo, nelle prime fasi, gli esercizi di flessione contro resistenza — la classica leg curl — restano fuori dal programma.
Il lavoro si concentra invece sul quadricipite, che con la sua trazione porta la tibia in avanti e quindi protegge l’innesto, e sulla catena posteriore lavorata in modi che non richiedano la flessione attiva isolata del ginocchio. I flessori rientrano più avanti, con progressione, quando l’innesto ha avuto il tempo di integrarsi.
Il quadricipite come alleato
Si comincia dalle contrazioni isometriche a ginocchio esteso, si passa agli esercizi a catena cinetica chiusa entro archi di movimento sicuri e si costruisce forza in modo progressivo. Come in tutti gli interventi al ginocchio, il quadricipite dopo l’intervento risponde male ai comandi e va riattivato con pazienza.
Nella stessa fase si lavora su anca e tronco, perché il controllo del ginocchio dipende in buona parte da quello che succede sopra. È una parte del programma che si può iniziare quasi subito, quando il ginocchio è ancora protetto, e che fa guadagnare tempo.
La progressione e il ritorno alle attività
Il percorso dopo una ricostruzione del crociato posteriore è mediamente più lento di quello del crociato anteriore, e lo dico chiaramente all’inizio. I criteri di avanzamento sono gli stessi in linea di principio — movimento disponibile, articolazione asciutta, forza confrontata con l’altro lato, qualità del gesto — ma i tempi per raggiungerli tendono a essere più lunghi.
Il ritorno alla corsa, ai salti e infine allo sport specifico segue la stessa logica graduale, con verifica della risposta a ogni gradino. Le decisioni importanti si prendono insieme al chirurgo, che conosce la tenuta della ricostruzione e le eventuali lesioni associate trattate nella stessa seduta.
Le lesioni associate cambiano il programma
Il crociato posteriore si lesiona spesso insieme ad altre strutture: l’angolo postero-laterale, il collaterale, il menisco. Quando è così, il programma non è la somma dei singoli protocolli ma un compromesso costruito sulle riparazioni più delicate, che dettano i limiti.
È il motivo per cui la relazione operatoria è il primo documento che leggo. Due persone operate “di crociato posteriore” possono avere percorsi molto diversi, e applicare uno schema generico a un ginocchio con lesioni multiple è il modo più semplice per mettere a rischio il risultato.
Le lesioni associate cambiano il programma più di quanto cambi il nome dell’intervento. Nella pagina sulla riabilitazione post-operatoria spiego come leggo la relazione operatoria e come la traduco in fasi.