Ginocchio · post-operatorio

Riabilitazione dopo ricostruzione del legamento crociato posteriore a Roma Balduina

Il crociato posteriore si lesiona molto meno spesso di quello anteriore, di solito per un urto diretto sulla tibia a ginocchio piegato — il cruscotto in un incidente, una caduta sul ginocchio flesso, un contrasto in campo. Quando viene ricostruito, il percorso riabilitativo non è la copia di quello del crociato anteriore: per certi versi ne è l’opposto.

La ragione è meccanica. Il crociato posteriore impedisce alla tibia di scivolare indietro rispetto al femore, e dopo la ricostruzione tutto ciò che spinge la tibia all’indietro — compresa la forza di gravità a ginocchio piegato — è una sollecitazione diretta sull’innesto.

Perché questo percorso va “al contrario”

Nella riabilitazione del crociato anteriore si evitano nelle prime fasi gli esercizi che spingono la tibia in avanti. Qui si evita l’esatto contrario, e con un’aggravante: la traslazione posteriore non serve un esercizio per prodursi, basta stare seduti con il ginocchio piegato e lasciare che la gamba penda.

Da qui derivano scelte che a chi ha già affrontato un crociato anteriore sembrano strane: il tutore che mantiene il ginocchio esteso, il cuscino sotto la parte alta della gamba, la flessione recuperata in posizione prona invece che seduta. Non sono manie: sono modi di togliere alla gravità la possibilità di lavorare contro l’innesto.

Tutore, carico e primi movimenti

Nelle prime settimane il ginocchio viene mantenuto in estensione con un tutore, spesso dotato di un supporto che sostiene la tibia da dietro, e il carico viene concesso secondo le indicazioni del chirurgo. Il tutore si tiene anche di notte nel periodo iniziale, perché il ginocchio piegato nel sonno è una posizione sfavorevole.

La mobilizzazione comincia presto ma in modo controllato: si recupera l’estensione completa, che è prioritaria come in tutte le chirurgie del ginocchio, e si guadagna flessione per gradi, in posizioni in cui la tibia sia sostenuta o non subisca la spinta all’indietro.

Perché per un po’ non ti faccio lavorare i flessori

I muscoli posteriori della coscia tirano la tibia all’indietro: è esattamente la direzione da cui l’innesto deve essere protetto. Per questo, nelle prime fasi, gli esercizi di flessione contro resistenza — la classica leg curl — restano fuori dal programma.

Il lavoro si concentra invece sul quadricipite, che con la sua trazione porta la tibia in avanti e quindi protegge l’innesto, e sulla catena posteriore lavorata in modi che non richiedano la flessione attiva isolata del ginocchio. I flessori rientrano più avanti, con progressione, quando l’innesto ha avuto il tempo di integrarsi.

Il quadricipite come alleato

Si comincia dalle contrazioni isometriche a ginocchio esteso, si passa agli esercizi a catena cinetica chiusa entro archi di movimento sicuri e si costruisce forza in modo progressivo. Come in tutti gli interventi al ginocchio, il quadricipite dopo l’intervento risponde male ai comandi e va riattivato con pazienza.

Nella stessa fase si lavora su anca e tronco, perché il controllo del ginocchio dipende in buona parte da quello che succede sopra. È una parte del programma che si può iniziare quasi subito, quando il ginocchio è ancora protetto, e che fa guadagnare tempo.

La progressione e il ritorno alle attività

Il percorso dopo una ricostruzione del crociato posteriore è mediamente più lento di quello del crociato anteriore, e lo dico chiaramente all’inizio. I criteri di avanzamento sono gli stessi in linea di principio — movimento disponibile, articolazione asciutta, forza confrontata con l’altro lato, qualità del gesto — ma i tempi per raggiungerli tendono a essere più lunghi.

Il ritorno alla corsa, ai salti e infine allo sport specifico segue la stessa logica graduale, con verifica della risposta a ogni gradino. Le decisioni importanti si prendono insieme al chirurgo, che conosce la tenuta della ricostruzione e le eventuali lesioni associate trattate nella stessa seduta.

Le lesioni associate cambiano il programma

Il crociato posteriore si lesiona spesso insieme ad altre strutture: l’angolo postero-laterale, il collaterale, il menisco. Quando è così, il programma non è la somma dei singoli protocolli ma un compromesso costruito sulle riparazioni più delicate, che dettano i limiti.

È il motivo per cui la relazione operatoria è il primo documento che leggo. Due persone operate “di crociato posteriore” possono avere percorsi molto diversi, e applicare uno schema generico a un ginocchio con lesioni multiple è il modo più semplice per mettere a rischio il risultato.

Le lesioni associate cambiano il programma più di quanto cambi il nome dell’intervento. Nella pagina sulla riabilitazione post-operatoria spiego come leggo la relazione operatoria e come la traduco in fasi.

Le domande che mi fanno più spesso

Perché devo tenere il ginocchio dritto anche di notte?
Perché a ginocchio piegato la gravità spinge la tibia all’indietro, nella direzione da cui la ricostruzione va protetta. Il tutore in estensione toglie questa sollecitazione.
Quando potrò fare gli esercizi per i femorali?
Più avanti nel percorso. Quei muscoli tirano la tibia indietro e vengono reintrodotti gradualmente quando l’innesto è più maturo.
È più lungo del recupero dopo un crociato anteriore?
Mediamente sì. I criteri di progressione sono simili, ma i tempi per raggiungerli tendono a essere più estesi.
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Contenuti a cura del Dott. Ayrton Ferioli, fisioterapista e osteopata. Ultima revisione: 4 settembre 2026.

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