Caso clinico · Spalla · post-operatorio

Protesi anatomica di spalla: recuperare l’autonomia quotidiana

La situazione iniziale

Anna, 67 anni, è stata operata per artrosi gleno-omerale con protesi anatomica. Prima dell’intervento dormiva male e non riusciva a vestirsi autonomamente. La valutazione riabilitativa considera anche come sia stato gestito il sottoscapolare durante l’operazione.

La valutazione e gli obiettivi

Il percorso di Anna si svolge con me, nel mio studio a Balduina. Anna descrive i gesti che richiedevano aiuto già prima dell’intervento e le difficoltà attuali. Si leggono le indicazioni chirurgiche, compresa la gestione del tendine sottoscapolare, e si definiscono obiettivi realistici per le attività domestiche. L’ampiezza recuperabile non viene prevista soltanto dal tipo di protesi. Condizioni iniziali, tessuti riparati e risposta al percorso contribuiscono a orientare le scelte e le aspettative condivise con Anna.

Alla prima valutazione riabilitativa, il dolore medio delle ultime 24 ore è 65/100 mm alla scala VAS. Il questionario Shoulder Pain and Disability Index (SPADI) è pari a 78/100; descrive dolore e difficoltà nell’uso della spalla: valori più bassi indicano meno problemi.

Come viene impostato il percorso

Si proteggono i tessuti riparati e si rispettano le indicazioni su tutore, rotazioni e uso del braccio. Anna viene accompagnata nel recupero dei gesti di cura personale consentiti.

Il programma iniziale viene tradotto in gesti quotidiani consentiti: organizzare la vestizione, raggiungere gli oggetti necessari e usare gli appoggi senza sovraccaricare il braccio operato. Si chiariscono le restrizioni previste per rotazioni e attivazione muscolare. La riduzione del dolore non porta ad anticipare autonomamente il rinforzo. Gli esercizi a casa vengono scelti e verificati affinché Anna comprenda il movimento richiesto e le ragioni dei limiti temporanei.

La progressione e le verifiche

Il lavoro evolve dalla mobilità assistita al movimento attivo e al rinforzo autorizzato. Il recupero viene verificato attraverso attività concrete: lavarsi, vestirsi, cucinare e raggiungere gli oggetti di uso frequente.

Quando il team autorizza un aumento delle richieste, si preparano i compiti più significativi per Anna, dalla cura personale alla cucina. Si osservano il movimento disponibile, la capacità di ripetere l’attività e la risposta successiva. Il recupero viene confrontato con le esigenze della sua giornata, senza trasformarlo in una gara di ampiezza articolare. Le attività più impegnative vengono discusse separatamente, tenendo conto delle indicazioni a lungo termine ricevute.

Risultati a fine percorso

Alla valutazione conclusiva, il dolore medio delle ultime 24 ore passa da 65 a 0/100 mm alla VAS: la persona non riferisce dolore. Il punteggio SPADI scende da 78/100 a 4/100, con difficoltà riferite minime. Anna torna a lavarsi, vestirsi, cucinare e svolgere le attività domestiche concordate senza dolore e senza aiuto. Il recupero dell’autonomia rispetta le indicazioni per la protesi anatomica.

La protesi anatomica segue lo stesso percorso della protesi inversa?

No. Le caratteristiche dell’impianto e il ruolo dei tessuti circostanti sono diversi, e possono cambiare precauzioni e progressione. Anche fra protesi anatomiche la gestione operatoria del sottoscapolare richiede attenzione. Anna segue un percorso specifico dopo protesi anatomica: il consenso citato orienta i principi della riabilitazione, ma non stabilisce risultati garantiti né sostituisce le indicazioni del chirurgo.

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Contenuti a cura del Dott. Ayrton Ferioli, fisioterapista e osteopata.

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